Storia delle Feste - Santagatainfo

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Storia delle Feste

Feste e Sagre
Storia delle feste
FESTA IN ONORE DI SANT’AGATA

La Chiesa di Sant'Agata, fondata dall'Università della terra di S.Agata, ubicata in una zona nevralgica, nei pressi della porta principale della città, da cui partiva    la più antica strada comunale. L’epoca di fondazione non la si può fissare se non dopo che l’agglomerato primitivo avesse avuto un’autonoma ed efficiente organizzazione civile, essendo stata costruita dal Comune. (Localizzazione, attuale cinema Montea). La Santa è ricordata il 5 febbraio di ogni anno.

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S. PANTALEONE

Il popolo santagatese, molto devoto a S.Pantaleone, a fine luglio, portava in giro la statua in solenne processione, tra il fumo dei mortaretti, il suono della banda musicale e le bancarelle della tradizionale fiera-mercato che si svolgeva in piazza e nelle vie principali. Da lunghissimo tempo (circa 40 anni) la festa non è stata più fatta, Tutti i tentativi per ripristinarla, fino ad oggi sono stati vanificati da motivi non comprensibili.

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S. FRANCESCO DI PAOLA

La seconda domenica di agosto, con inizio il venerdì pomeriggio con i tradizionali fuochi d'artificio, si snoda la processione nelle zone rurali ed il pellegrinaggio presso la "Domus Francisci". La festa in onore di S.Francesco di Paola coinvolge tutta la comunità. Il comitato promotore, con impegno ed abnegazione organizza la festa da tempo immemorabile, essa prevede oltre alla tradizionale processione nel centro storico e la Santa Messa, anche spettacoli in piazza:
Musica, manifestazioni sportive, fiera-mercato, fuochi di artificio, giochi popolari ecc. ecc.

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     SANTA LUCIA

Già una settimana prima del 12 dicembre, vigilia di Santa Lucia, si vede un gran via vai di persone impegnate nella raccolta e nel trasporto di legna e di rami di ginestra nei posti dove verrà costruito e bruciato il “Pagliaro” (falò). La tradizione del pagliaro a Sant’Agata, si perde nella notte dei tempi, simbolo della luce, dedicato allla Santa protettrice dela vista; manifestazione di grande impatto sociale e veicolo ideale di aggregazione.

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Sagre e Feste non religiose
 
 NOVE COSE



Il 7 dicembre di ogni anno a Sant’Agata si effettua la spillatura delle botti per il primo assaggio del vino novello, nel primo pomeriggio si fa il giro delle cantine; per cena si imbandisce la tavola con portate , che non possono essere inferiori a 9, della tradizione locale.

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TREDICI COSE

La vigilia della Befana, gran cenone, con la tavola imbandita con 13 portate della tradizione locale. Si racconta che le bestie in questa serata venissero, un tempo, curate particolarmente; il padrone si accertava personalmente che queste fossero ben sazie perché quella era l’unica sera che le bestie lo potevano maledire (bestemmiare) se non governate in abbondanza.
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SAGRA DELLA CASTAGNA

 Dal 1975, la seconda domenica di novembre, si svolge la Sagra della Castagna. Per promuovere la valorizzazione e la commercializzazione di quel meraviglioso frutto che a Sant’Agata cresce in abbondanza, la castagna. Anno dopo anno si è trasformata sempre più in un appuntamento obbligato per una moltitudine di estimatori e di golosi. La sagra è stata strutturata da sembrare, a prima vista, una grande fiera regionale di prodotti tipici; Non si è mai trascurato, però, di focalizzare il vero scopo della festa: Valorizzare la castagna e i suoi derivati. Nell’edizione 2004, un valore aggiunto, la sagra è stata volutamente sviluppata nei vicoli e nelle piazzette del centro storico; Per cui l'allestimento degli stands da parte dei rivenditori/produttori rappresenta ad ogni edizione la novità che consente ai visitatori di percorrere gli stretti vicoli intrecciati fra architetture caratteristiche e affascinanti, vivacizzando i piccoli rioni e le piccole corti, riportandoli almeno per poche sere al vecchio splendore, a quando erano densamente abitati con flotte di ragazzi e ragazzini che correvano gioiosi all'impazzata, strillando per tutto il giorno, fino a tarda sera.

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IL CARNEVALE A SANT’AGATA

 
LE ORIGINI: Certamente non è facile indagare sulle origini di una festa come il carnevale, le cui tracce storiche nessuno ha potuto o voluto realmente conservare. Non è possibile nemmeno fare luce sui diversi aspetti che ne caratterizzano i festeggiamenti, in quanto, nel corso dei secoli e in realtà geografiche diverse, il "carnevale" si è arricchito di sfumature sempre nuove.

                                                                                    

L'etimologia del termine "carnevale" risale, con ogni probabilità, al latino carnem levare, espressione con cui nel Medioevo si indicava la prescrizione ecclesiastica di astenersi dal mangiare carne a partire dal primo giorno di Quaresima, vale a dire dal giorno successivo alla fine del carnevale, sino al "giovedì santo" prima della Pasqua. Il carnevale infatti, nel calendario liturgico cattolico-romano si colloca necessariamente tra l'Epifania (6 gennaio) e la Quaresima.
                                                                                                             

Le prime testimonianze documentarie del carnevale risalgono ad epoca medievale (sin dall'VIII sec. ca.) e parlano di una festa caratterizzata da uno sregolato godimento di cibi, bevande e piaceri sensuali. Per tutto il periodo si sovvertiva l'ordine sociale vigente e si scambiavano i ruoli soliti, nascondendo la vecchia identità dietro delle maschere.
Il carnevale, festa popolare tra le più espressive e rappresentative, è una festa di derivazione pagana che si contrapponeva, all'origine, nettamente a quella cattolica. Il popolo, prima di mortificarsi nel digiuno della quaresima, voleva concedere uno sfogo alle passioni più istintive dell'animo umano. Anche a S. Agata , fin verso la fine degli anni Cinquanta, si dava vita al corteo che celebrava la morte di Carnevale.
IL CARRO ED IL FANTOCCIO
                                                                                                                   

 Su un carro tirato a mano si poneva un fantoccio simboleggiante il Carnevale, ormai in fin di vita. La moglie, la Quaresima (Corajisima) era raffigurata da una donna che minacciosa, faceva da monito brandendo un baccalà, e i parenti lo piangevano disperati implorando l'intervento di un medico.
Armeggiando con vistosi ed estemporanei ferri chirurgici, il sedicente luminare, tra un gesticolare animoso, non riusciva a fare di meglio che estrarre dalla pancia del malcapitato Carnevale metri e metri di salsiccia, soppressate e quant’altro.
Il corteo, ormai in preda alla disperazione, invocava Carnevale, re della Festa, chiangijnnu la sua immatura dipartita:” Figliu miu, Figliu di tutti, mo muori e ni lassi a tutti”. L'accensione del rogo, alla fine della sfilata il martedì Grasso, che avvolgeva tra le fiamme il compianto Carnevale, poneva fine alle ultime sfrenate ore di trasgressione prima dell'inizio della Quaresima, tempo di penitenza e di preghiera. La comunità si riconosceva intorno al testamento usandolo come strumento del controllo sociale, per ammonire e reprimere i comportamenti devianti. Le concitate sequenze finali del Carnevale, quelle del "rogo nel quale si fa bruciare il povero pupazzo", sono precedute dalla solenne lettura del testamento. Ma per fare un testamento in piena regola ci vuole il Notaio. Ad un tratto di fronte a lui si mette un’uomo vestito di nero, è il Notaio. Ha gli occhiali inforcati sul naso, sembra un uomo di vecchio stampo. Vibra una voce che legge il testamento e dice:


" GHIJA SUGNU U NUTARU E… SCRIVU E LIJGGIU SEMPRI "

U TESTAMIJNTU I CARNILIVARI

* Lassu a l’avucati:  I causi persi.
* Lassu a li dutti confusi: ‘Ntra tanti libbri e ‘ntra tanti scritturi.
* A niputima: Ci lassu stà ganga, c'ha spurpatu tanti ossi di pùorcu.
* Alli vacabbunni: Lassu u suonnu i lavurà notti e juorni.
* Alli dutturi: Ci lassu a cura.
* Alli cridituri: Ci lassu na… nduglia.
* Lassu alli parijnti maligni: Quattru sordi favuzi.
* Paci e saluti: Lassu alli bravi pirsuni.
* E alli guagliuni: Lassu a Bona furtuna.

SIGNIFICATO METAFORICO DEL FANTOCCIO : Il fantoccio che rappresentava il Carnevale inizialmente era impersonato da un uomo che veniva sacrificato (metaforicamente) per il bene della collettività, successivamente venne sostituito con un fantoccio di paglia. A quest'ultimo, in Sicilia, veniva dato il nome di "Nannu" e la sera del martedì grasso veniva arso in segno di purificazione e di rinnovamento. La stessa figura altrove veniva chiamato "Ciciu", “Dusu”. A S. Agata era conosciuto come “Carnulivari”. Esso rappresentava, la prepotenza ,il buio, il freddo e la paura dell'inverno. Quindi la sua condanna al rogo decretava la fine di un periodo duro e pieno di sacrifici. Rappresentava allo stesso tempo sia il sovrano di un auspicato e mai pago mondo di "cuccagna", sia il capro espiatorio dei mali dell'anno passato. La fine violenta del fantoccio poneva termine al periodo degli sfrenati festeggiamenti e costituiva un augurio per il nuovo anno in corso. Nelle varie manifestazioni carnevalesche è possibile individuare un denominatore comune: la propiziazione e il rinnovamento della fecondità, in particolare della terra, attraverso l'esorcismo della morte.
 
 
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