La maschera apotropaica a Sant'Agata

Era abitudine antica, ultimata la fabbricazione della casa, porre sull'architrave e sulla chiave di volta dell'arco, una maschera in pietra o in terracotta per tenere lontano dalla nuova fabbrica il malocchio e gli spiriti maligni.
Spesso era una figura demoniaca, con fauci aperte, la lingua di fuori e le corna
vistose sulla fronte. Visione sicuramente attinta dai prototipi magno-greci.
Quasi tutti concordano, però, nell’attribuire alla maschera per la sua
aggressività e il suo aspetto demoniaco una funzione apotropaica (dal greco
apotrépo, allontano; apotrópaios, che allontana i mali), termine che gli antichi
attribuivano ad oggetti deformi e grotteschi, in grado, cioè, di distogliere lo
sguardo nemico.
L’aggettivo italiano fascinatore deriva dal latino fascinum che indica sia il
malocchio sia il fallo. Presso i Latini, infatti, venivano organizzate delle
feste in determinati periodi significativi per il mondo dell’agricoltura, quali
quello della semina e della mietitura, in cui era esaltata la forza generatrice,
al fine di scacciare quei mali che avrebbero potuto minacciare la fecondità
della donna e della terra. Virgilio, nelle Georgiche, descrive le terribili
maschere fatte di fango o di corteccia di legno intagliata, indossate in queste
occasioni; anch’esse erano ovviamente apotropaiche. Tale funzione la ritroviamo
in genere nelle maschere mostruose costruite per spaventare e, quindi, per
allontanare i nemici di guerra o i demoni.
*Maschera apotropaica posta sulla volta dell'ex palazzo Arcuri Michele (Attuale proprietario: Luigi Monita).
