La Sentenza - Santagatainfo

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La Sentenza

Facio & Storia > Testimonianze
La sentenza


Pubblico ministero Salvatore. Lui poi ha anche detto, fatto la sentenza quindi li è tutti! E la condanna queste sono le parole “In nome del Partito Comunista Italiano condannato a morte per tradimento”. Tradimento era la piastra di… l’oggetto di tradimento che metteva a repentaglio le azioni dell’organizzazione. S’arriva quindi eravamo di luglio quindi era già buio, erano oltre le otto, le nove della sera. Tre o quattro, professor Colombati che non volle votare, c’era “Marcello” quello che ha scritto “ Canta il gallo”, Iacopini con il quale poi ho avuto delle brutte chiaccherate. Ecco lui quando io entri mi tolse le armi. “ Io armi non ne ho!” “ Fai vedere.”
“A meno che tu non voglia la forbicina”. Avevo una forbicina per le unghie e ho preso quella. Colombati è stato direttore del manicomio di Imola. M’ha invitato tante volte là, io non ci sono mai andata perché c’è stato un momento che avrei mangiato a tutti e allora non parlavo più con nessuno.
E un altro che non aveva voluto votare quindi votarono gli Scotti e Salvatore. Quell’ufficiale non votò e forse Tullio.
Tullio era presente ma sempre…era un povero diavolo Tullio! Io non ce l’ho mai avuta con Tullio.
(…) Alla sera c’hanno messo in una stanza con sei o sette partigiani armati tra cui uno il nome di battaglia era Topo, era calabrese. Ad un certo momento avevano parlottato tra di loro e rivolto a Facio “Scappa che ti aiutiamo noi.” E lui aveva risposto “No io sono scappato dai tedeschi non dai compagni.” Ed è questa la frase che hanno poi fatto rimbalzare come hanno voluto, ritengono che abbia sbagliato. Verso le cinque del mattino poi sono venuti a prenderlo e lo hanno ucciso poco lontano dal cimitero. Io sono stata accompagnata presso una famiglia dove c’era la moglie di…un anarchico che aveva combattuto in Spagna e che non aveva mai, era sempre stato collaboratore di Facio, ma non aveva mai voluto far parte della formazione né nostra né altra. Veniva, partecipava alle operazioni militari però diceva “Ne ho viste tante in Spagna che non ne vorrei vedere più qui da noi”. E invece!
Ho detto che sono rimasta ospite, ospite disarmata perché il giorno stesso in cui Facio è stato ucciso si è instaurato il Comando unico spezzino. Comandante il colonnello Turchi, Fontana con il nome di Turchi e tutti gli altri che ora di cui non ricordo il nome. E ricordo che mangiavamo, noi unici a mangiare per bene, cucchiaio, forchette e coltello in una trattoria lì ad Adelano in basso. (…) Intanto erano andati a Parma, a Bardi e poi a Parma quel Pocaterra che ho detto e un Marini di Cervara per sentire cosa dovevamo fare noi e per sentire anche perché il commissario che era stato mandato non era tornato e dare la notizia della morte di Facio. E allora dal comando di Bardi mandarono una lettera dicendo “Spostati con chi vuole venire verso Parma”
[Della morte di Facio] io non incolpavo l’organizzazione, incolpavo Salvatore e…ma un po’ tutta la…il momento. Io ho capito che in fondo, almeno questa è stata la mia impressione, che Salvatore…l’ acrimonia che c’era tra lui e…serviva in qualche modo per togliere di mezzo uno o l’altro se si fossero rifiutati di entrare nell’organizzazione spezzina. Io ho avuto questa…non subito. Allora subito, subito ho pensato a Facio.(…)
[Ho detto a Facio] “Ma sei matto perché non ti difendi?” E lui mi aveva fatto di no con la testa. “No, lascia stare!” Ma forse non credeva nemmeno lui che arrivassero a tanto. (…)
Io gli dissi: “Se io dovessi andare a casa tua?” E allora mi diede una lettera, quattro righe.
Poi mi disse: “Certo che morire a ventiquattro anni!” Io credevo che ne avesse una trentina e allora lo guardai…poi l’età era quello che contava di meno. (…)
[Facio] Era molto…sapeva organizzare, aveva l’intuizione di quello che doveva fare e non sbagliava (…) Era stato, era disertore perché era stato in Russia. Una cannonata glia aveva rotto il timpano destro ed era stato mandato a casa. Lui aveva incontrato i componenti della compagnia teatrale dei Salzi ed era entrato con loro (…)
Faceva l’attore, scriveva per il teatro (…) Suonava molto bene il violino (…) Viso interessantissimo, occhi molto vivi, un bel sorriso, un buon parlatore.
(…) Lui, anche a mia insaputa, disse: “Tra qualche giorno io e lei saremo marito e moglie.” E tutti avevano battuto le mani. Poi mi presentò come moglie nella lettera alla famiglia. In realtà eravamo andati dal prete di Adelano durante uno di quei giri che si facevano, si facevano decine e decine di chilometri al giorno, per vedere di sposarci. E lui aveva detto: “Venite quando volete.” “Però io non credo!” “E comincia a credere da questo momento!” M’aveva risposto il prete.
   
 
 
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