FACIO- Seguito Intervista a Laura Seghettini - 2 - Santagatainfo

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FACIO- Seguito Intervista a Laura Seghettini - 2

FACIO & Storia > Testimonianze
FACIO... una vita per la libertà



L' INTERVISTA A LAURA SEGHETTINI


Partigiana di Pontremoli

E durante un rastrellamento Alberto Ognibene (veramente Fermo Ognibene, nome di battaglia Alberto) aveva sconfinato ed era venuto nello zerasco, ma neanche bene lo zerasco, di fronte a Cervara nella zona dei tre confini – Toscana, Emilia e Liguria- poi si era avvicinato a Cervara a mezza costa…Cervara era sulla destra, e la linea parmense era un po’ sulla sinistra, dirimpetto, dietro la Liguria. E quindi era l’unica formazione che lavorasse con una certa organizzazione anche militare perché credo fosse un ufficiale, Ognibene, giovane tuttavia, doveva essere del ’19 o del ’18, così come del resto Franco…Franco aveva una sua organizzazione, un gruppo, il Boia un altro e Franco girava tra Arzelato che si vede qui sulle alture da queste parti e verso Rossano, Coloretta… ma sempre in maniera un po’ così, non so neanche se facessero azioni, so che noi gli portavamo indumenti perché erano tutti ragazzi che arrivavano….

[I partigiani del Picelli] Li conoscevo tutti quei ragazzi, tranne qualcuno…(…) Erano tutti di Pontremoli, di Pontremoli oppure della campagna…ma visi che magari non li conoscevo di nome ma li conoscevo di presenza…e c’era qualche spezzino…Villafranca, Aulla, Filattiera…ce n’erano già…perché erano già una settantina loro, ben organizzati e anche ben armati. Perché loro, e io lo devo dire…forse era l’unica formazione che facesse delle operazioni. Dopo…Anche perché allora gli altri erano gruppi…Franco, sì, verso Sesta Godano, si muoveva verso il genovesato…(…)




Eravamo in un canalone che da Cervara scende verso la stazione di Guinadi, in quelle gole strette, e uno mette un uovo tra le fronde di una pianta e mi dice: «Laura, spara!» «Mah, spara…spare vu’ per prim!». Avevano una Llama, la Llama è una rivoltella spagnola dalla canna lunga, molto pesante e io avevo chiamato quello che poi mi è sempre stato amico, anche l’altro giorno viene…mi ha portato notizie di uno di cui cercavano notizie da Parigi e che era stato con noi, noi ci conoscevamo più che altro con il nome di battaglia. Il mio nome era Mercedes, non mi chiamavano mai Mercedes…d’altra parte io non rispondevo perché era un nome fuori del….e allora ho detto: «Ma sì, va! Te la prepar me!». Li ho guardati tutti: sparavano…e avevo notato che loro miravano all’uovo, ma la canna scendeva sparando, quindi fffssss di foglie, e io allora ho detto: «Ora te la faccio vedé me, caro artigliere»…perché c’era un sergente di artiglieria. Ho mirato un bel palmo più su dell’uovo e sciàk! L’uovo è andato..c’erano rimasti male! G’ho dit, a me nun [incomprensibile] com quello là del violin, io non ripeto la prova! (…)

Facio era giovane…io quando è morto, cioè quando stava ormai per morire…mi ha detto che era del ’20. Era saggio, prudente, da buon calabrese anche un po’ diffidente e…colto, suonava bene il violino...l’innamoramento, non so neanche se.., è venuto così, piano piano, in un breve periodo ma che diventa un’eternità quando si ha la morte vicina, sempre, tutt’intorno, giorno e notte….quindi, così…ci si spostò dal canalone di Cervara, eravamo a Fontana Gilente ed eravamo già quattro distaccamenti, sui 30 - 40 uomini per distaccamento quindi eravamo già una formazione abbastanza considerevole…divisa in vari distaccamenti su varie zone.

Era arrivato Salvatore, Cabrelli, mandato appunto da Porcari [responsabile parmense del PCI], però accompagnandolo con una lettera riservata, di ospitarlo ma di non dargli incarichi. Parlava sgrammaticamente, ma era un uomo intelligente, aveva la parola pronta…rimasero un po’ tutti colpiti, anche perché lui parlava della sua attività clandestina, era un funzionario di partito, lavorava per i sindacati in Tunisia, in Marocco.

[Era stato espulso dal PCI] nel ’39. Lui diceva che era stato allontanato perché non era d’accordo con la linea del patto Ribentropp – Molotov.
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