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FACIO- L'amicizia con i Cervi

FACIO & Storia > Testimonianze
FACIO... una vita per la libertà 


L'amicizia con i Cervi

Nel 1942 Facio aveva disertato e si era rifugiato a Reggio Emilia. Papà Cervi ha di lui un ricordo preciso: «Era un intellettuale malinonico e riflessivo». Facio condivide in quei giorni la vita dei suoi figli. Con loro organizza la guerriglia cittadina contro i tedeschi. Con loro sale sulle montagne. Quando poi i Cervi vengono catturati, sarà proprio lui a studiare il piano per la loro liberazione. Ma i Cervi vengono fucilati innaspettatamente senza processo. Qualcuno, forse tra gli stessi partigiani, aveva avvisato i fascisti di un imminente colpo di mano.

                                                                          Alcide Cervi, padre dei sette fratelli fucilati il 28/12/1943

Facio è frastornato. Si aggrega al distaccamento Picelli nell'alta Val di Taro e diventa un eroe. Quando nella battaglia di Borgotaro muore il comandante Fermo Ognibene, Facio, per volontà di tutti, lo sostituisce. Le sue doti non sono solo militari. E' colto, è pieno di ascendente verso i partigiani e verso la popolazione. Il suo nome circola tra la gente quasi come una leggenda. In quei mesi un ispettore centrale del CNL visita il distaccamento di Facio. Il suo rapporto, contrariamente alla norma, non è per niente burocratico, anzi pieno di entusiamo: Facio viene definito «pieno di passione umana, acuto di ingegno, intelligente, coraggioso, ottimo comandante militare.»


Genoveffa Cocconi, madre dei sette fratelli Cervi morta il 14/11/1944

Nell'estate del 44 la sua formazione, forte di una cinquantina di uomini, è già un mito. Parla di socialismo libertario, di democrazia. Tutti vogliono andare con lui, e lui può scegliere i suoi uomini fra i migliori.
Ma spuntano i nemici. Tra questi Tullio, un capo partigiano che dopo la guerra finirà male, tra rapine e atti di delinquenza comune, e sopratutto Antonio Cabrelli, detto Salvatore, con il quale il destino gli sta preparando un fosco appuntamento. Antonio Cabrelli, militante comunista, durante il fascismo si era rifugiato a Mosca e lì aveva frequentato la scuola di partito. Aveva poi militato in Spagna nelle Brigate Internazionali, rigidamente inquadrate dai burocrati sovietici. Lì aveva partecipato alla eliminazione degli anarchici spagnoli durante la breve esperienza della Repubblica di Catalogna.

Scrive Amendola: «Il partito comunista francese aveva scelto Salvatore come suo rappresentante per controllare l'attività dei comunisti italiani operanti in Tunisia. Ma Salvatore in Tunisia fu fermato ed espulso dalle autorità francesi, che mostrarono prove fotografiche di una sua attività di spionaggio per conto dei servizi segreti fascisti.»
Dopo essere rientrato in Italia Salvatore aderisce alla resistenza, si presenta a Facio e gli chiede di essere accettato nella sua formazione. Buon oratore, aspira a diventare commissario politico, vantando lunghi anni di esperienza. Ma il comando di Parma blocca la nomina e in un'assemblea tra i partigiani Facio informa i compagni dei dubbi che circolano su Salvatore, che comunque è nominato egualmente commissario di un distaccamento.

Nel 1944 i partigiani di Facio sono impegnati in grandi battaglie, come quella del Lago Santo, nella quale dodici uomini tengogono testa a 180 repubblichini, suscitando persino in questi ultimi ammirazione e rispetto. Verso i primi di luglio del 1944 Facio si lamenta della scarsa attività di guerra del distaccamento in cui milita Salvatore, il quale per di più
non partecipava mai ad azioni di guerra. Da quel momento tra Facio e Salvatore è scontro aperto. Il comissario politico rifiuta l'ordine di rientare nel territorio di competenza, rifiuta di obbedire agli ordini del CNL di Parma, e si mette a disposizione della resistenza ligure con cui aveva allacciato da tempo relazioni e rapporti preferenziali.

Foto tratte dal sito : http://www.anpimarassi.it/     
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