FACIO- Intervista a Laura Seghettini - Santagatainfo

Vai ai contenuti

Menu principale:

FACIO- Intervista a Laura Seghettini

FACIO & Storia > Testimonianze
FACIO... una vita per la libertà





Laura Seghettini, nata a Pontremoli il 22/1/1922, partigiana.

Di famiglia antifascista, dopo l'8 settembre diffonde la stampa clandestina e raccoglie gli aiuti per le prime bande partigiane. Ricercata dai fascisti, sale ai monti e si unisce al battaglione garibaldino Picelli diventando una partigiana combattente. Nell'estate del 1944, dopo l'uccisione del comandante del Picelli, Dante Castellucci "Facio", si sposta nel parmense dove continua la lotta partigiana fino alla liberazione.

MUSEO AUDIOVISIVO DELLA RESISTENZA DELLE PROVINCE DI MASSA CARRARA E LA SPEZIA

INTERVISTA A LAURA SEGHETTINI
Partigiana di Pontremoli, nata a Pontremoli il 22/1/1921

(intervistatori: G. Contini e P.Pezzino)


TRASCRIZIONE PARZIALE

Laura Seghettini, nata a Pontremoli in Lunigiana (Massa-Carrara) in una famiglia antifascista, rientra dalla Libia dove lavorava a seguito delle sconfitte italiane in Nord Africa. E’ ormai cosciente che il regime sta portando l’Italia al disastro.

Tutto questo ha messo in me una rabbia dentro e quando sono ritornata a Pontremoli ho lavorato per un certo periodo alla SGEM. La SGEM era una sotto società della Montecatini, facevano esplosivi a Villafranca.

Però io ero nei cantieri di Scorcetoli e vedevo tutte le ruberie di questo mondo. E allora io dicevo come andavano le cose e un giorno qui al Bar degli Svizzeri una domenica mattina, insieme a due geometri della SGEM, uno dei quali un fuoriuscito del ‘20–22, ci chiamarono tutti e tre su alla sede del Fascio che era qui in Comune (…) e ci diedero l’olio di ricino. (…)

Quando mio nonno seppe che avevo preso l’olio di ricino, eravamo tra Natale e Capodanno, lui poi morì l’ultimo dell’anno, mi disse – in dialetto «Va in piassa, an te fe vegher che ten messo a cagher, te va in piassa e fat vegher sempre in piassa». E io rivenni su in piazza e chiacchieravo, continuavo a chiacchierare…chiacchieravo contro il fascismo sotto i portici con questo, con quello…

Quando poi successe il 25 luglio, io mi mostrai ancora di più, mi misi in mostra…e l’8 settembre prima abbiamo gioito e poi rattristati. All’inizio del ’44, proprio il giorno in cui compivo gli anni, io venivo da scuola e mio zio mi avvertì che mi avevano cercato dalla caserma dei carabinieri e io ho detto: «E perché, cosa vogliono? Io lo zaino che avevo…».

Mi avevano trovato con uno zaino militare sulle spalle, mi avevano detto di riconsegnarlo, io l’avevo riconsegnato. Dico «Va beh, adesso mangio e poi vado». Vado, invece erano stati messi dei manifesti contro i fascisti e i tedeschi e qualcuno aveva detto: «Sarà stata la Seghettini». Ho fatto un mese prima qui alle carceri, qui a Pontremoli, poi mi fecero uscire…(…) capì che loro volevano che io dicessi il nome di un generale di qui, che pensavano fosse quello che raccoglieva gli antifascisti e soprattutto quei ragazzi che andavano ai monti perché allora già cominciavano…verso la fine di dicembre, come aveva detto prima.



                                                                                                         Partigiani sui monti

Ma io sapevo che quel generale non c’entrava proprio per niente: i ragazzi che andavano in montagna parte venivano da Parma ed erano mandati, avviati, dalla federazione comunista. Altri venivano da Spezia ma tutti facevano capo…quasi tutti, anche quelli che venivano da Spezia, al Battaglione Picelli, che già era arrivato da Bardi dopo un’incursione dei fascisti e dei tedeschi sotto il comando di Alberto Ognibene, modenese che ha avuto poi la medaglia d’oro e che fu ucciso nel ’44 a Succisa qui di Pontremoli in un attacco della Decima. (…)

Mi mandarono fuori per pedinarmi, per vedere forse chi frequentassi e dopo una quindicina di giorni mi arrestarono di nuovo e quella volta mi portarono a Massa. Io sono stata circa tre mesi a Massa, poi anche di lì mi mandarono fuori un’altra volta. Lì mi aveva interrogato soprattutto il federale, accanto alla polizia, al questore…c’era il questore, erano tutti e due sardi, e anche lui faceva il nome di questo generale: «Ma che cosa ti dice il generale» «A me il generale non mi dice niente, qualche volta l’ho trovato ai giardini…m’ha letto..di Carducci, quello là del…l’Inno a Satana di Carducci! Io non l’ho mai sentito parlare d’altro..aveva sempre un volume del Carducci, e quell’altra, Bionda Maria,..non mi ricordo! Non mi viene in mente!»
  Vai avanti>>>      Torna indietro>>>  
 
 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu