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Scheda Natura - Flora 6 - Il Pino loricato (Pinus leucodermis Antoine)

 

Pino Loricato

Pino loricato - Pinus leucodermis Antoine


Il suo nome significa letteralmente "pelle bianca" per il caratteristico colore bianco argenteo che assume il tronco secco. In Europa è presente nei Balcani, mentre in Italia vegeta esclusivamente nell'areale compreso tra il Pollino, il Monte Alpi e Serra la Spina.

 

La competizione con il faggio ha spinto il pino Loricato a ritirarsi tra i costoni rocciosi dove cresce contorto e tormentato dai venti gelidi. Il suo seme germina molto lentamente, ma riesce a germogliare anche in un pugno di terra sedimentato nell'incavo di una roccia, poi sfida l'eternità vivendo anche fino a 1000 anni.

 

Le condizioni ambientali, proibitive per altre piante, fanno assumere al pino le forme più strane, con i rami che si dispongono a bandiera per resistere ai forti venti. Invecchiando perde lentamente la corteccia, scoprendo il tronco bianco argenteo che la forte resinosità protegge per anni contro l'attacco di insetti che si nutrono di legno.

Ad intervalli irregolari, le glaciazioni del Quaternario occuparono, in particolare, il periodo denominato Pleistocene, cioè “moltissimo recente” poiché (inaugurando l’era geologica) durò dagli ultimi 2 milioni di anni sino a circa 10.000 anni fa, segnando anche la comparsa dell’uomo ed il suo preistorico cammino in tutte le fasi del Paleolitico.


Con terminologia diversa rispetto agli altri continenti, in riferimento alla regione alpina ed all’Europa più in genere, dalle valli fluviali dell’Altopiano Svevo-bavarese in cui vennero studiati i rispettivi fenomeni morenici, queste glaciazioni risultano tradizionalmente definite e classificate nel seguente ordine di successione: Donau (Danubio, ma questa glaciazione è invero controversa), Günz, Mindel e Riss suoi diretti affluenti, ed infine (da 100 mila circa a 12-10 mila anni fa e con tre distinti periodi di espansione) Würm emissario del Lago di Starnberg ed affluente dell’Amper.

Tipicamente costituite - come già detto - da espansioni, anche verticali, dei ghiacci polari sulle latitudini più settentrionali del pianeta, su quelle centro-setentrionali le grandi glaciazioni del Quaternario si manifestarono invece con una generalizzata caduta intorno a 10-15 gradi nelle temperature medie che (con altri notevoli fenomeni tra cui una discesa di grandi lingue glaciali lungo l’intera base dell’arco alpino, una presenza di ben più modesti ghiacciai sulla catena appenninica fino alla latitudine della Sila, oltre ad una trasformazione in steppa e/o in tundra di gran parte della Francia settentrionale) provocò anche un abbassamento di 100 metri in media nel livello di oceani e mari interni. In alcuni casi ciò favorì, anche in questi ultimi, temporanee emersioni di istmi e variamente estesi ponti di terra tra le sponde più prossime, con l’ulteriore e sostanziale effetto di determinare una fisica condizione per le accennate migrazioni di flore e faune di clima caldo alla continua ricerca di condizioni ambientali più adatte, in periodi ovviamente propizi e con percorsi che giunsero a coprire addirittura 10 gradi di latitudine.

 


Nell’area mediterranea questi abbassamenti marini interessarono (oltre all’Egeo) l’alto e il medio Adriatico fino all’altezza del Gargano dove, in particolare, la costa pugliese si avvicinò di molto a quella balcanica.
Con una popolazione complessiva di alcune migliaia di esemplari, tra Calabria e Basilicata, che ne fa un albero tra i più rari in Italia, il pino loricato risulta esserne anche il più antico in assoluto, in un vasto insieme di piante plurisecolari: è degno di nota, infatti, che una analisi dendrologica eseguita con carotaggio a 1,00 m. circa dal suolo e successiva verifica per interdatazione (procedura detta in gergo: cross-dating) ha certificato nell’anno 1989 una età di 963 anni in un soggetto presente nel versante calabrese del Pollino.


Partecipe dei movimenti di “fitomigrazione” fu pure il Pino loricato che, movendo dalla originaria area balcanica, avanzò fino al territorio appenninico oggi posto al confine tra Basilicata e Calabria.

Vero e proprio “fossile vivente” (espressione darwiniana attualmente usata per indicare l’ultimo, e praticamente eguale, rappresentante di un gruppo sistematico molto diffuso in passati periodi geologici) questa conifera ascrivibile al Cenozoico ha peraltro attraversato decine di milioni di anni in un assoluto anonimato naturalistico che è durato fino al XIX secolo dell’era presente: soltanto nel 1864, infatti, essa venne individuata nell’area balcanica centro-occidentale dal botanico austriaco Franz Antoine, che la descrisse e classificò con il nome pinus leucodermis (cioè: pino dalla pelle bianca), per il colore grigio-bianco della corteccia dei rami negli esemplari giovani. Particolare - Corteccia di Pino Loricato adulto