FACIO... una vita per la libertà <<Archivio multimediale>>
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IV° APPUNTAMENTO
L'amicizia con i Cervi
Nel 1942 Facio aveva disertato e si era rifugiato a Reggio Emilia. Papà
Cervi ha di lui un ricordo preciso: «Era un intellettuale malinonico e
riflessivo». Facio condivide in quei giorni la vita dei suoi figli. Con loro
organizza la guerriglia cittadina contro i tedeschi. Con loro sale sulle
montagne. Quando poi i Cervi vengono catturati, sarà proprio lui a studiare
il piano per la loro liberazione. Ma i Cervi vengono fucilati
innaspettatamente senza processo. Qualcuno, forse tra gli stessi partigiani,
aveva avvisato i fascisti di un imminente colpo di mano.
Alcide Cervi, padre dei sette fratelli fucilati il 28/12/1943
Facio è frastornato. Si aggrega al distaccamento Picelli nell'alta Val di
Taro e diventa un eroe. Quando nella battaglia di Borgotaro muore il
comandante Fermo Ognibene, Facio, per volontà di tutti, lo sostituisce. Le
sue doti non sono solo militari. E' colto, è pieno di ascendente verso i
partigiani e verso la popolazione. Il suo nome circola tra la gente quasi
come una leggenda. In quei mesi un ispettore centrale del CNL visita il
distaccamento di Facio. Il suo rapporto, contrariamente alla norma, non è
per niente burocratico, anzi pieno di entusiamo: Facio viene definito «pieno
di passione umana, acuto di ingegno, intelligente, coraggioso, ottimo
comandante rnilitare.»
Genoveffa Cocconi, madre dei sette
fratelli Cervi
morta il 14/11/1944


