FACIO... una vita per la libertà                     

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  XI° APPUNTAMENTO

 continua...

L' INTERVISTA  A LAURA SEGHETTINI  

Partigiana di Pontremoli,

   A Castello, Facio disse «Io personalmente non posso decidere di unirmi all’organizzazione spezzina, prima mando a sentire a Bardi», e mandò il commissario politico…(…) anche per prendere un pochino di tempo per poter vedere come si sarebbe organizzato perché in realtà c’era soltanto qualche rappresentante che eran venuti su da Spezia, dai vari partiti, partito comunista, repubblicano, socialista, Giustizia e Libertà…sono stata fuori dall’albergo dove parlavano, con altri partigiani. E dopo qualche giorno è accaduto invece che noi eravamo andati via dal posto dove eravamo, sotto il monte Malone perché c’eravamo spostati nuovamente ed eravamo in zona zerasca, dirimpetto alle vallate liguri dell’entroterra spezzino e Facio voleva fare un giro fra Sesta Godano e sotto…come si chiama? Che era un punto nevralgico per i passaggi…ora non mi viene in mente, era un nodo stradale, per vedere di far saltare qualcosa per cui non potessero passare.

In quel frangente salimmo poi sul crinale e ai Casoni incontrammo una squadra capeggiata da Paolino e da Bucchioni, quello che poi è diventato generale, [il comunista Paolino Ranieri e Daniele Bucchioni, comandante partigiano della Colonna Giustizia e Libertà] e si parlò una buona mezz’ora e poi loro vennero verso lo zerasco e noi invece andammo verso Mulazzo passando per Parana dove incontrai quell’amico che parlò del CLN e si scese poi giù a Mulazzo. A Mulazzo avemmo uno scontro non…improvviso, con i tedeschi, con una squadra tedesca che scendeva da Pozzo di Mulazzo verso il paese con i muli di quelle frazioni.

Loro avevano preso dei muli e forse anche dei vitelli..quando ci trovammo agli archi di Mulazzo ci trovammo di fronte e avemmo uno scontro. Al ritorno trovammo lo scompiglio un po’ nell’accampamento perché c’era malumore tra i vari capi di distaccamento e informarono Facio del lancio preso che avevano diviso per metà con Tullio, trattenendo una piastra di mortaio. «E il mortaio?» fece «Eh, l’han preso loro», «Se ne riparlerà». Facio pensava che la piastra di mortaio avrebbe potuto essere un mezzo di scambio perché avevano lasciato poca roba di vestiario, niente da mangiare…«La cambieremo con quella». E invece era stato tutto architettato da Salvatore, perché Giuffredi, che era stato poi segretario provinciale della CGIL a Spezia, mi dice: «Io c’ho le dichiarazioni e che sono depositate su all’Istituto storico a Parma,l’ha detto Salvatore di trattenere la piastra” (…).

E allora Facio chiamò, mandò a dire a Luciano, il commissario di Tullio, che gli voleva parlare del mortaio perché lui voleva il mortaio perché… Poi mi raccontò la storia, cosa dicevano i giovani lì. Dopo o quella sera stessa o la sera dopo uno di Guinadi sparò a Facio. Era con Salvatore, era dello stesso paese di Salvatore. Lo prese, c’aveva un cappello a punta, gli passò il cappello. (…) E il giorno dopo tornò il commissario di Tullio a invitare Facio ad Adelano. Lì perché loro non c’avevano voglia di andare e io con altri tre o quattro “perché non ci vuoi andare, senti una buona volta che cosa vogliono! Di che la piastra la cambi con altro.” E lui è andato accompagnato da due nostri compagni, Speri che era di Pontremoli e Pocaterra che era di Parma. L’ho visto quest’estate perché lui è venuto, abita a Londra da subito dopo la guerra, fa il pasticcere. (…)

[Facio] Entra nella casa Lorenzelli dove c’era il comando di Tullio. Gli offrono da bere. Sono presenti il professore Achille Pelizzari dell’Università di Genova che poi fu comandante unico per il nord est Parma e Franchini di Sarzana. Gli offrono da bere, i due si allontanano perché erano già sul punto di accomiatarsi quando stava entrando Facio e subito dopo, questo me l’ha detto Franchini e me l’avevano detto quei due ragazzi che però erano rimasti fuori. Salvatore da un colpo sul braccio di Facio che si sta portando il bicchiere alla bocca e lo disarma e da quel momento si riunisce il tribunale. Franchini e Pelizzari non si sono fermati.

[Nel tribunale] c’erano i due Scotti, padre e figlio, il padre fungeva da presidente e il figlio era così. Poi c’erano in diversi, c’era anche un radiografo che era un ufficiale di Marina e non sono mai riuscita, perché ne ho ricercati tanti, a ritrovare. Il suo nome di battaglia era Alda, lui scriveva, verbalizzava verbali che non si sono mai trovati se non…manipolati! Lo dico perché io poi sono stata portata lì verso le quattro e mezza cinque quando ormai era deciso tutto, però in tempo per sentire la sentenza.

(Foto di Ugo Ugolini)

                                                              
                              
BlancaTeatro con Archivi della Resistenza
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                               Dante Castellucci “FACIO”
                               ...in nome del partito comunista
                                                 

Con Antonio Bertusi, Antonio Branchi, Riccardo Naldini, Matteo Procuranti. Alla fisarmonica Davide Giromini

Collaborazione artistica di Sabine Bordigoni, Nausikaa Angelotti, Rachele Del Prete

Regia di Virginia Martini

Una storia raccontata con un prologo, quattro atti, un epilogo


La storia di Dante Castellucci, nome di battaglia “Facio”, comandante del battaglione Picelli, ucciso a 24 anni, è una storia dura.


Per la realizzazione della drammaturgia si ringrazia:

Archivi della Resistenza per le interviste a Laura Seghettini e tutto il materiale messo a disposizione

Carlo Spartaco Capogreco
per le testimonianze tratte dal suo libro  “Il piombo e l’argento” (Donzelli)

Laura Seghettini
per gli spunti forniti dal suo libro “Al vento del Nord” (Carocci)

Alcide Cervi per  “I miei sette figli” (Editori Riuniti)