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Il Quotidiano della Calabria del 25 gennaio 2007

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...hanno scritto di "Facio"

Facio, eroe partigiano ucciso due volte

Il Quotidiano della Calabria del 25 gennaio 2007
Di Antonio Morcavallo

Prima col piombo, poi con l’argento. Dal proiettile a una falsa medaglia al valore militare. Un riconoscimento che ha consegnato alla storia una immagine distorta del comandante partigiano di Sant’Agata d’Esaro, Dante Castellucci conosciuto come Facio. Uno dei personaggi più importanti della lotta di resistenza al nazifascismo che, dalla Calabria, lo ha portato a combattere tra Liguria Emilia e Toscana, dal 1943 fino al 22 luglio 1944.

Dante Facio, di nascita calabrese, che ha studiato in Francia e con un passato da attore, è stato tra i protagonisti dei combattimenti partigiani insieme al gruppo dei fratelli Cervi. A lui, comandante del distaccamento Picelli, sono ascritte diverse azioni clandestine tra cui quella della battaglia del Lago Santo del 16 marzio 1944. insieme a otto compagni Facio resistette a un gruppo di 180 nazifascisti, riuscendo ad ucciderne sedici. Poi la sua morte. Che ricade in quelle zone d’ombra della storia d’Italia recente e in particolare dei giorni che vanno dal dopo 25 luglio 1943 fino alla nascita della Repubblica. Fatti e personaggi di cui la storiografia e le “versioni ufficiali” hanno consegnato una immagine spesso del tutto sbagliata. È il caso di Facio. O meglio della sua morte. E su quello che ne è seguito.

Dante Castellucci è stato ucciso nella zona di Pontremoli il 22 luglio 1944. il 19 maggio 1963, a Cosenza, con una pomposa cerimonia commemorativa si rese omaggio all’eroe della Resistenza. Venne consegnata alla mamma, Concetta, una medaglia d’argento al valore militare. Con relativa lettura della motivazione: “Valoroso organizzatore della lotta partigiana, incurante di ogni pericolo, partecipava da prode a numerose azioni cruente. Scoperto dal nemico, si difendeva strenuamente:sopraffatto e avendo rifiutato di arrendersi, veniva ucciso sul posto. Esempio fulgido del più puro eroismo”.



Una medaglia, per quanto meritata sul campo, e una motivazione che servirono solo a coprire quello che era veramente successo a Pontremoli. E che fece comodo a chi sapeva la verità. Non disse niente la mamma, che avrebbe percepito il riconoscimento economico,non disse niente nessuno. Fino ad oggi. Facio fu ucciso dai compagni di lotta, dopo un processo sommario, con accuse infondate, e solo per motivi di protagonismo e di carriera. Nel luglio 1944 Dante iniziò a lamentarsi delle scarse azioni di guerriglia messe in atto dal distaccamento di cui è a capo “Salvatore” Antonio Cabrelli. Da qui la rottura col compagno che rifiuta di eseguire gli ordini del Cnl di Parma e si trasferisce in Liguria, dove il Partito comunista di La Spezia lo nomina commissario politico. Poi i contrasti con i partigiani liguri fomentati da Cabrelli. Il 20 luglio ad Adelano si riuniscono i capi della divisione ligure, appena costituita.



Salvatore riesce a convincerli a nominare un tribunale per processare Facio presentando le accuse di sottrazione di una piastra di mortaio paracadutata dal cielo e di altro materiale destinato ai combattenti spezzini. Già alla formazione della particolare giuria si capisce l’infondatezza delle accuse, tanto che alcuni capi lasciano la riunione. Il tribunale viene comunque composto. Ne fanno parte Tullio, Renato Arduini, Salvatore e Nello e Luciano Scotti. Attirano con una scusa Facio all’accampamento di Adelano e lo condannano a morte. Anche se da più parti Salvatore Antonio Cabrelli è ritenuto l’artefice dell’assassinio (mandante ed esecutore) si fa sempre più strada l’idea che gli ordini fossero arrivati dall’alto. Comunque resta il fatto che ad uccidere Facio non sono stati, come da commemorazione ufficiale, i nazifascisti. A far luce sul falso arriva Carlo Spartaco Capogreco, studioso dell’internamento fascista e della Resistenza, e presidente della Fondazione Ferramonti. E lo fa con il libro in uscita oggi “Il piombo e l’argento” ( pubblicato da Donzelli- 240 pagine- 24,50 euro).


Quella di Capogreco è una ricostruzione della vicenda che passa in rassegna la storiografia in merito cercando di far luce sulla menzogna della morte dell’eroe Facio:” La voglia di far conoscere questa vicenda- spiega Capogreco- con i suoi lati oscuri, è nata nel momento stesso in cui, a metà degli anni 90 mentre stavo svolgendo alcune ricerche, mi imbattei in questa storia. Un eroe partigiano calabrese fucilato in modo assurdo. E poi la menzogna delle motivazioni della medaglia al valore militare. Insomma ho cercato di mettere in luce una di quelle “zone d’ombra” della Resistenza e della lotta partigiana di cui ha parlato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano”.

“Una riflessione va fatta- continua l’autore di “Il piombo e l’argento”- e la deve fare principalmente la Sinistra. Perché sono state coperte alcune cose? Perché in questo caso, è stato coperto un omicidio? Non solo, c’è anche la creazione di un falso. Nel 1963, consegnando la medaglia alla mamma di Dante Castellucci, scrivendo che ad ucciderlo sono stati i nemici, si è commesso un grave atto. Un falso. Facio è stato ucciso per la seconda volta”. Infine la proposta. “Prima di tutto- dice Carlo Spartaco Capogreco- va restituita la medaglia d’argento perché consegnata con motivazioni false e perché chiaramente mira a mistificare la realtà. Poi- conclude- andrebbe richiesta la consegna ai familiari di una medaglia d’oro per quello che ha fatto per l’Italia”. Magari con tanto di scuse.
 
 
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