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FACIO- Relazione di “Musiari”

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 FACIO... una vita per la libertà

Relazione di “Musiari”

Questa relazione è stata pubblicata in INSMLI-Istituto Gramsci, Le Brigate Garibaldi nella Resistenza, Volume I, a cura di G. Carocci e G. Grassi, Feltrinelli, Milano 1979, pp.382-384.
E’ stata scritta da Enrico Gatti, che in seguito sarebbe diventato il commissario politico del distaccamento Picelli. La relazione mostra la situazione del distaccamento Picelli dopo il rastrellamento tedesco di metà aprile, che aveva ridotto le dimensioni della formazione ad una trentina di uomini. In ogni caso il Picelli appare come una piccola ma efficiente banda partigiana, perfettamente addestrata dal suo comandante “Facio” alla guerriglia contro i fascisti ed i tedeschi
Relazione di “Musiari” sul distaccamento Picelli
7 maggio 1944

Arrivammo la mattina del 5 corrente alle ore 8 circa alla stazione di Guinadi. Da Clemente ottenemmo informazioni sulla località nella quale trovavasi il distaccamento che raggiungemmo alle ore 10 e un quarto.

Feci conoscenza del Facio e gli consegnai il biglietto del Comando. Mi accertai poi di quanto segue:

Situazione politico-militare del distaccamento.

Il distaccamento si compone di trenta uomini armati di sette mitra Beretta; un mitra Thompson; sei rivoltelle a tamburo calibro 10/4; tre Beretta calibro9; una Mauser calibro 9 lungo; ventidue moschetti con circa duecento venti caricatori, cento (circa) bombe a mano; venticinque moschetti di riserva (trovansi attualmente in un nascondiglio, secondo la dichiarazione del Facio).

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L'ordinamento del distaccamento è il seguente:

comandante del distaccamento PicelIi

caposquadra caposquadra

squadra di quattordici uomini squadra di quattordici uomini

La cucina si compone: due marmitte; trentuno piatti e cucchiai.

La situazione finanziaria è discreta: circa 25.000 lire.

Scarso l'equipaggiamento: molte scarpe rotte unitamente a calzoni e giacche in pessimo stato. Non rappresenta però questa, per il Facio, una difficoltà in quanto si ripromette di provvedere immediatamente al riequipaggiamento degli uomini mediante spogliazioni di nemici.

Scarso il vettovagliamento. Ambedue gli ultimi casi sono dovuti alla povertà degli abitanti la zona. (In casa di un fascista si può trovare al massimo un chilo di burro).

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Sulla situazione politica c'è poco da dire: gli uomini sono poco preparati, ma si sente la mancanza di un commissario politico. Tutti gli uomini sono però simpatizzanti del comunismo e comunisti si dichiarano. Mentre al contrario sono ben preparati alla guerriglia. Il Facio infatti provvede all'istruzione dei suoi uomini ed allena le squadre, mediante azioni a largo raggio, a badare a se stessi, cioè: una squadra di un certo numero di uomini al comando di un caposquadra viene inviata in una certa località per compiervi determinate azioni, alla squadra viene assegnata una terza aliquota di denaro (1.000 o 2.000 lire) e durante la sua assenza dal distaccamento (tre-quattro o cinque giorni a seconda dei bisogni e della situazione) deve provvedere al proprio mantenimento (mediante colpi presso fascisti o requisizione di denaro presso qualche ufficio statale e conse­guenti compere) e alla propria salute cercando di sapersi disimpegnare da qual­siasi delicata situazione. Le azioni, solo prefiss.[ate] alla partenza, sono meticolosa­mente (a parere degli uomini) preparate dal Facio. L'intenzione insomma del Facio è quella di poter far rendere i propri uomini al massimo possibile e di ren­derli in grado di poter vivere in modo autonomo. Ed è già ad un ottimo punto.

Profondo spirito d'osservazione, acutezza d'ingegno, intelligenza brillante, co­raggio permettono al Facio di essere un ottimo comandante militare. Egli infatti pondera la situazione e ne osserva minutamente i particolari in modo celere e ne trae conseguenze che gli permettono di preparare piani ottimi. Gode la stima di tutti gli uomini ed è ottimo e buon compagno con tutti gli elementi del distacca­mento e nello stesso tempo è capace di far sentire la disciplina. Su quanto il cen­tro mi aveva informato a proposito di accerchiamenti fatti al Facio e ad una aliquota dei suoi uomini ed ai quali, se su quindici accerchiati tre soli si salvava­no, egli era sempre tra quei tre, ho potuto accertare, avendo interrogato gli uomini con cautela, che mai niente di simile è accaduto.

Il Facio ha inoltre abolito le coperte ed ogni equipaggiamento ingombrante: gli uomini viaggiano sempre caricati delle sole armi; la mercanzia di cucina, i vi­veri ed ogni altro necessario alla vita autonoma d'accampamento viene traspor­tato da due muli.

Inoltre egli cerca di fare depositi di viveri e di armi. Insomma il distacca­mento Picelli è un distaccamento mobilissimo e preparato casi per spostamenti celeri: una vera pattuglia di testa (per parlare in gergo militare). Certo che rap­presenta unicamente e soltanto una pattuglia di testa. Non è cioè adatto ad ope­razioni pesanti, che del resto non sono di compito nostro.

La popolazione della zona, per quel poco che io ho potuto accertare, trema ed è felice all'udire pronunciare il nome Facio e lo riguarda quasi come un. eroe da leggenda. La condizione del distaccamento è a parer mio buona sebbene non molto forte in quanto è privo di mitragliatrici, o meglio sarebbe di fucili mitra­gliatori, per poter cosi contare su una raffica a lunga gittata.

Inoltre gli uomini richiedono stampa.

Queste informazioni io le fornisco cosi come le appresi dagli uomini, dal Facio e dalle osservazioni che io feci nel mio periodo di permanenza al distacca­mento che terminò il 6 corrente alle ore 12.

Completo il resoconto con l'allegato foglio di note e particolari sulla vita del Facio da egli stesso narrati. Egli ha taciuto, o meglio non ha voluto parlare più a lungo e non si è voluto soffermare sul punto in cui fu trattato come spia da Reggio, in quanto asserisce di aver già mandato a Parma un suo ben dettagliato memoriale.

(…)

È stato effettuato sul monte di Ostia il lancio degli apparecchi inglesi, Consistente all'incirca di due casse di pistole mitra Sten, trecento bombe a mano, di fucili mitragliatori, scarpe e vestiti. Il lancio era diretto al Picelli, ma un ufficiale, un certo Alberto, con una diecina di uomini ed un gruppo badogliano, unitisi (un tutto di circa cinquanta uomini) si sono impadroniti di quanto è stato lanciato e non sono disposti a restituirlo né a darne una parte.

A un messo del Facio essi hanno risposto anzi villanamente e con scherno.

Il Facio attende al più presto istruzioni in merito dal centro. Si dichiara anche disposto a prendere la roba per forza. Il lancio era stato fatto, diciamo così, in zona neutra. Però i fuochi erano stati accesi dai badogliani. Una radio trasmittente, che dovrebbe essere stata lanciata, non è stata ancora rintracciata.

IG, IV, 2, 8, 03361-362.
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